martedì 19 febbraio 2008

I dodici punti di Veltroni e del PD... Manca qualcosa, no?


Ho ripreso dal Corriere della Sera del 16 febbraio 2008 i dodici punti indicati da Veltroni come prioritari. A me sembra che manca qualcosa e qualche punto deve essere meglio precisato.


INFRASTRUTTURE - «Primo: modernizzare l'Italia significa scegliere come priorità le infrastrutture e la qualità ambientale - ha detto - per colmare il ritardo che l'Italia ha accumulato. Diciamo no alla protesta Nimby e sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini. Sì agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori e al completamento della Tav».
Consultazione dei cittadini? Giusto, ma la programmazione è altra cosa. Poi se i cittadini dicono no dappertutto che si fa? Diceva Costantino Mortati, grande costituzionalista, il popolo non dà pareri, il popolo decide!
I trasporti: occorrono privilegiare sistemi di trasporto più razionali, meno inquinanti e meno lobbistici. Più trasporti ferroviari e navali, meno trasporto su gomma!

MEZZOGIORNO - Secondo punto programmatico «è il grande obiettivo di innovazione del Mezzogiorno, della sua crescita, che è la crescita dell'Italia». Veltroni dice no ad una «politica che disperda fondi in una miriade di programmi, mentre diciamo sì a una drastica e veloce revisione dei programmi europei».
Sarà il caso di verificare seriamente che fine hanno fatto tutti i finanziamenti europei che sono stati spesi nel Mezzogiorno d'Italia ?!? Ad esempio i depuratori della Calabria sui quali indagava De Magistris, dove sono?

SPESA PUBBLICA - Terzo obiettivo «il controllo della spesa pubblica». Negli anni di governo della destra - spiega Veltroni - è aumentata la spesa primaria corrente, «mentre il governo Prodi ha risanato e migliorato i conti pubblici. Per questo il nostro slogan è spendere meglio, spendere meno».Oltre al controllo sarebbe troppo chiedere una riduzione mirata della spesa pubblica? Il quirinale ha ridotto le spese di 3,5 milioni di euro su 231 milioni circa del 2007, la Corte d'Inghilterra di quasi il 50%.

RIDUZIONE TASSE - Il quarto obiettivo del Pd «è fare quello che non è mai stato fatto: ridurre le tasse ai contribuenti leali, ai lavoratori dipendenti e autonomi che oggi pagano troppo». Un obiettivo che si traduce nello slogan: «Pagare meno, pagare tutti».Giustissimo!

LAVORO DONNE - Quinto punto del programma «è investire più di quanto mai sia stato fatto sul lavoro delle donne». Perché «oggi in Italia ci sono tre patologie: bassi tassi di occupazione femminile, bassa natalità e alti tassi di povertà minorile. E noi vogliamo trasformare il capitale umano femminile in un asso per la partita dello sviluppo».Ok!

CASE IN AFFITTO - Al sesto punto programmatico c'è il problema della casa. Veltroni vuole aumentare le case in affitto e la «costruzione di circa 700 mila nuove case da mettere sul mercato a canoni compresi tra i 300 e i 500 euro».Ok!

DOTE FISCALE - Settimo obiettivo «è quello di invertire il trend demografico mediante l'istituzione di una dote fiscale: 2500 euro al primo figlio e aiuti per gli asili nido». Veltroni ha quindi rimarcato la necessità della lotta alla pedofilia, «il più orrendo dei crimini».Perché non introdurre la possibilità di dividere il reddito imponibile tra tutti i componenti della famiglia?

UNIVERSITA' - Ottavo posto nel programma del Pd è quello dell'università. «Cento nuovi campus universitari e scolastici entro il 2010 «perché la società dovrà contare sul talento e sul merito dei ragazzi italiani».Spero che non si tratti di istituire nuove Università e nuove facoltà, abbiamo bisogno forse di diminuirle e di far crescere nel merito professionale quelle già esistenti. Il merito poi dove lo mettiamo, basta con i professori che vincono concorsi per grazia ricevuta da sponsor più o meno occulti.

PRECARIETA' - Nono punto: «la lotta alla precarietà, la qualità del lavoro e la sua sicurezza». Per Veltroni «la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale della persona umana, che non può essere comprato e venduto a nessun prezzo». Quanto ai giovani precari dovranno raggiungere il minimo di 1.000 euro mensili.Contraddizione in termini, mi pare. Lotta alla precarietà significa sfavorire i contratti di lavoro precario e non solo garantire dei minimi di reddito ai lavoratori precari.

SICUREZZA - Decimo obiettivo è quello della sicurezza «perché far sentire sicuri i cittadini è uno dei principali obiettivi del Pd». Il segretario del Pd vuole maggiori fondi per le forze dell'ordine e ribadisce la certezza della pena come uno dei cardini dell'azione di governo del centrosinistra.Certezza della pena significa soprattutto far funzionare meglio il "sistema Giustizia", quindi maggiore risorse al settore e riorganizzazione degli uffici, privilegiando la produttività e rispondendo anche in termini adeguati alla domanda di giustizia. Insomma, basta con i tempi biblici ai quali purtroppo siamo abituati da troppo tempo e per i quali l'Italia è costantamente condannata, anche per risarcimento danni, dalla Comunità europea.

GIUSTIZIA - Undicesimo punto è quello della giustizia e della legalità. Ricordando le parole di Napoletano Veltroni dice «che da troppi anni c'è uno scontro nel Paese sulla giustizia e tra politica e magistratura. Proporremo norme innovative per la trasparenza delle nomine di competenza della politica. Nel nostro ordinamento inseriremo il principio della non candidabilità in Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi connessi alla mafia, camorra e criminalità organizzata o per corruzione o concussione».
Vale anche quanto detto al punto dieci.

INNOVAZIONE - Ultimo e dodicesimo punto è quello dell'innovazione: «Vogliamo portare la banda larga in tutta l'Italia e garantire a tutti una tv di qualità». Il segretario del Pd dice che è necessario superare il duopolio tv «e correggere gli eccessi di concentrazione delle risorse economiche, accrescendo così il pluralismo e la libertà del sistema». Va bene, e già che ci siamo, almeno sulla Tv pubblica evitiamo i programmi diseducativi (trash e dintorni) ed anche lì cerchiamo di privilegiare il merito e non i raccomandati. A proposito, lo sapevate che il direttore della cultura di Rai uno è Gigi Marzullo ?

Per quanto mi riguarda mancherebbero anche un punto sulla scuola e l'università che non vanno riformate, ma semplicemente rifondate con programmi adeguati (ricordiamoci anche dell'educazione civica!), selezione degli studenti in base al merito fino dalle scuole primarie, retribuzioni serie per i docenti che devono essere scelti con veri criteri di professionalità. I professori devono inoltre essere valutati annnualmente per le loro reali capacità di docenza e chi non risulta adeguato deve essere "riorientato" ad altri lavori se recuperabile oppure semplicemente allontanato se non in grado di insegnare.
La ricerca dove la mettiamo? Non è possibile spendere in questo settore meno della Danimarca, che ha 5 milioni di abitanti e noi più di dieci volte in più.
La pubblica amministrazione centrale e periferica: è ora di finirla con lo spoils system dei dirigenti e con la sostanziale cooptazione di tutti i centri decisionali. se si vuole una pubblica amministrazione efficiente ed imparziale, ci deve essere una reale separazione tra politica e gestione dei servizi pubblici, non ci sono altre strade possibili.

Infine, la sanità, non è possibile che ci sia un divario così grande tra le diverse regioni italiane in termini di qualità del servizio, di quantità della spesa e di possibilità di cure per i cittadini.

Queste le prime cose che mi vengono in mente, ma aspetto i vostri commenti.

Aspetto il programma del PDL per commentare anche quello, la par condicio innanzi tutto!

sabato 16 febbraio 2008

Biutiful cauntri

A proposito di quello che sta succedendo in Campania.
Da ascoltare attentamente, soprattutto la telefonata tra i due che parlano l'italiano con accento del nord...

La Libertà non ha prezzo. 5 Capitolo, il diario di Ernesto.



25 febbraio 1944. Stalag 307 - Deblin-Irena.

Oggi è venuto nella nostra baracca padre Vincenzo, un cappellano degli alpini che è stato preso prigioniero a Fiume, come me. Ci ha portato un pezzo di carta sul quale aveva scritto una preghiera. La preghiera del prigioniero. L'ho trascritta subito su questo quadernetto e poi l'abbiamo recitata tutti assieme, in piedi al centro della baracca vicino al bidone che funge da stufa. Fuori ci saranno forse una diecina di gradi sottozero, tutto è bianco e silenzio...

Preghiera del prigioniero.

O Vergine Santissima, madre di Cristo e pietosa madre di tutti gli uomini, ascolta la preghiera che noi tuoi figli da questa terra di prigionia, con vivissima fede, innalziamo a Te.

Quanto soffriamo di angustie, di umiliazioni, di pene, Tu sai che noi lo offriamo ogni sera, preghiera sanguinante al Tuo altare, dicendo di trasformare la nostra sofferenza in espiazione di tutto il nostro male, in preghiera per il nostro più presto ritorno tra i cari lontani e in contributo per la salvezza della famiglia e della Patria nostra.

Vedi anche, o Vergine Santissima, i volti rigati di lagrime di tante mamme, di tante spose, di tanti bimbi che a Te fiduciosi guardano raccolti intorno ai tuoi mille venerati altari d'italia e fa che per tanta fede, per tante preghiere, per tanti sacrifici si stabilisca nel mondo la tranquillità della Pace fissa nella Giustizia e nella Carità. Per Tua intercessione, a madre di Cristo, ci ascolti il Padre che è nei cieli e vive e regna col Figliuolo Tuo nell'unità ella Spirito Santo e così sia.

Imprimatur: in stalag 307, Deblin-Irena.

Alla fine ho aggiunto la mia personale preghiera:

"O S. Rita, mia invitta Protettrice, siate sempre al mio fianco, in pace e in guerra, benedite i miei cari lontani, e siatemi propizia specialmente nel punto estremo della mia morte. Così sia.

S. Rita, io ripongo le mie sorti nelle vostre mani benedette."

Alla fine della preghiera collettiva eravamo tutti commossi, occhi lucidi a guardare lontano, fuori dalla misera finestrella della baracca. Finiranno mai le nostre pene? Sono mesi ormai che siamo in queste condizioni. Le notizie sono scarse e a volte non sembrano per niente buone.

Sono però riuscito a sapere da un conoscente comune che Sergio forse si è salvato dalla prigionia, ma è rimasto a combattere con i fascisti della Repubblica di Salò con il Duce.

Non so cosa pensare, ma penso che se ha preso questa decisione le circostanze saranno state tali da non fargli avere un parere diverso. Una cosa è certa noi tutti, che siamo qui rinchiusi ,abbiamo compreso in poco tempo cosa è il fascismo e il nazismo. Le follie di Hitler e forse ancor di più quelle di Mussolini hanno portato noi e il nostro amato Paese alla rovina. Ora che siamo rinchiusi abbiamo capito cosa vuol dire perdere la libertà senza meritarlo e abbiamo visto di cosa è capace la cattiveria umana. Non so cosa potrà ancora succedere, ma io mi auguro che questa guerra non la vincano i tedeschi, sarebbe la fine della civiltà e dei diritti umani.

Non ho la forza e il coraggio di scrivere tutto quello che sta succedendo, che ci sta succedendo, ma giuro che se torno a casa, cercherò di raccontare la nostra tragedia perchè la memoria non deve essere persa.

Ho anche paura che mi trovino questo "diario". Ogni volta che ci chiamano per l'appello e qualcuno dei kapò va a perquisire le baracche, tremiamo dal terrore che scoprano qualcosa che non gli va a genio. Un tavolaccio spostato o un asse del pavimento fuori posto può dar luogo a qualsiasi violenza. Siamo nelle mani di vere belve, alcune guardie sono reduci dal fronte russo dove stanno subendo gravi perdite e per questo hanno sete di vendetta.


domenica 3 febbraio 2008

Che fare ?

Questo titolo ricorda il libro che Lenin scrisse nel 1902 e che voleva affrontare i problemi del nascente movimento socialista internazionale. Non volevo però volare così in alto, ma riferirmi solo alla situazione politica italiana.
Non vi è dubbio che questo sia un Paese che necessità di un Governo politico che abbia il consenso popolare e poiché questa è una repubblica rappresentativa parlamentare, il Governo ha bisogno del sostegno della maggioranza degli eletti in Parlamento.
E' altresì chiaro a tutti, lo ha detto recentemente anche la Corte Costituzionale, che la vigente legge elettorale abbia seri problemi di legittimità costituzionale in quanto non rende effettivo il principio di rappresentanza. In altre parole non consente ai cittadini elettori di esprimere liberamente il proprio voto e, di conseguenza, al Parlamento così eletto di rappresentare realmente le istanze degli stessi cittadini.
Per modificare la legge però c'è bisogno di una maggioranza parlamentare che approvi una nuova legge o che apporti a quella vigente i necessari correttivi. Questa maggioranza sembra non esservi ed è molto probabile che lunedì o martedì il Presidente incaricato Marini ne prenda atto, comunicando al Presidente della Repubblica che non è possibile formare un Governo che presieda a queste modifiche, perché invece la maggioranza vuole andare a nuove elezioni.
A questo punto, credo che occorra ricordare che esiste la possibilità di indire il referendum abrogativo, sottoscritto da più di 800.000 elettori, prima di andare a nuove elezioni con la legge elettorale della vergogna.
Quale sarebbe l'effetto del referendum elettorale sulla legge elettorale? Credo che sia giusto conoscerlo, prima di decidere che ha ragione questo o quel leader politico.
Se il referendum venisse approvato, si avrebbero tre effetti:
a) il premio di maggioranza sarebbe assegnato al partito che prenderà più voti e non alla coalizione.
b) ci sarebbe una soglia di sbarramento del 4% alla camera e dell'8% al senato.
c) non ci sarebbe più la possibilità per i "big" di candidarsi in più collegi contemporaneamente, decidendo poi dove dimettersi per scegliere chi deve salire al Parlamento.
Mi pare chiaro che dopo si potrebbe ottenere un sistema di rappresentanza certamente più semplificato, coerente e meno frammentato e si otterrebbe un ricambio quasi obbligato della classe dirigente, anche se ancora le candidature iniziali sarebbero bloccate, cioè scelte dai vertici dei partiti.
Ecco perché molti hanno paura del referendum, soprattutto i piccoli partiti, sia a destra, a sinistra e al centro e cercano di andare ad elezioni subito perché così si assicurano almeno un'altra legislatura e gli accordi elettorali sono stati già sicuramente presi.
Io direi che se fossimo in un mondo non ideale, ma solamente normale, il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio in carica anche se dimissionario, debbano prendersi delle responsabilità per il bene del Paese e dei cittadini (la sovranità è del popolo, ricordate?). Permettere lo svolgimento del referendum ad aprile ed elezioni politiche a giugno. E' una via d'uscita onorevole per l'Italia, rifletteteci per favore.

La libertà non ha prezzo. Capitolo 4. Il diario di Ernesto (segue).


3 Febbraio 1944. Sono mesi che non scrivo più su questo mio taccuino che ho tenuto nascosto dentro i pantaloni.
Cerco di essere parsimonioso perché carta e matite non se ne vedono in giro e chi ce l'ha, le tiene ben riservate ed in conto. Inoltre, devo dire la verità, molto spesso non si ha voglia di raccontare quello che si vede.
Capisco che se qualcuno, un giorno, dovesse leggere questo mio racconto farebbe fatica a crederci, però mi rendo anche conto che non è giusto non conservare la futura memoria di quello che stiamo passando, tutti. Dai generali all'ultimo soldato. L'aver rifiutato di ritornare in Italia a servire per una fantomatica Repubblica Sociale con a capo il cavalier Benito Mussolini, ci ha messo in una condizione non certo facile. I tedeschi ora ci guardano con più disprezzo e ci sputano addosso tutto il loro livore.
Non so se uscirò vivo da questa vicenda, nessuno di noi lo sa. Molti compagni sono già morti, chi di febbre, chi di stenti e chi ucciso dai tedeschi. Sono mesi che mangiamo pochissimo, beviamo più che altro. Ogni tanto riusciamo a fare sulla stufa della baracca una minestra calda con le bucce delle patate e carote marce che riusciamo a trovare nei fossi vicino alle cucine dei campi che abbiamo "visitato". Siamo al quarto campo in cinque mesi. Ora siamo in Polonia, fa un freddo bestia e la mattina ci fanno alzare per l'appello alle sei che è ancora buio e ci saranno venti gradi sottozero. Il campo è in una cittadella fortificata sul fiume Vistola, il posto si chiama Deblin Irena ed è il forte di Ivan Gorod.
Siamo stanchi, affamati sporchi, e pieni di parassiti. Abbiamo capito che i tedeschi non ci considerano dei prigionieri di guerra, soldati e ufficiali. Ci trattano come bestie ma senza nemmeno il rispetto che si deve agli animali. Abbiamo tradito, secondo loro, e non siamo degni di nessuna considerazione. E per questo che vogliamo resistere e vogliamo farlo ad ogni costo, per dimostrare che siamo uomini. Loro trattandoci come bruti, vogliono fiaccare le nostri menti, il nostro corpo, forse questa è la punizione che vogliono infliggerci perchè si arrivi al suicidio oppure al cedimento fisico. La nostra reazione, invece, è univoca e solidale. Vogliamo conservare la nostra dignità di essere umani e di compagni. Per questo dividiamo tra noi tutto il cibo che riusciamo a trovare e ci sosteniamo anche moralmente quando qualcuno è giù. Non riusciranno a farci diventare dei bruti.
16 febbraio 1944. Oggi è stata una giornata pessima, il capitano Giulietti aveva la febbre e non riusciva ad uscire dalla baracca. Quando sono venute le guardie per vedere dove stava, l'hanno buttato giù dalla branda e lo hanno bastonato con il calcio dei fucili. Ora sanguina vistosamente, a noi sembra moribondo. Sono loro gli animali, non noi!
Quando succedono queste cose, e ne succedono, il mio pensiero va a casa. Chissà come stanno loro ora. Cci sono voci che l'Italia sia stata divisa in due, da una parte gli alleati anglo-americani, dall'altra i tedeschi. Al nord continuano i forti bombardamenti, mentre al sud forse stanno meglio. Chissà se torneremo e se torneremo, cosa troveremo? I nostri cari saranno ancora vivi? Ci confortiamo dicendoci che tutto finirà bene. La nostra prigionia non potrà durare a lungo perché i crucchi perderanno anche questa guerra, questo lo ripetiamo sempre sottovoce. Qualcuno dice che a Stalingrado stanno per arrendersi o si sono già arresi ai russi 800.000 tedeschi e forse è vero perché abbiamo sentito che vogliono riportarci in Germania per lavorare nelle fabbriche di armi. Dobbiamo resistere, forse la fine della guerra è vicina.
Mara, amore mio, ti penso sempre. Ogni sera, prima di chiudere gli occhi, ti rivedo come se fossi qui vicino a me. Siamo a primavera, nella nostra campagna odorosa e piena di fiori, siamo stesi sull'erba e tu mi tieni la mano e mi sussurri: "resisti amore mio, presto saremo assieme per tutta la vita..." e io mi addormento tra i morsi della fame e del freddo a migliaia di chilometri dalla Calabria e da te.

martedì 29 gennaio 2008

Qual è la destra e qual è la sinistra ? (Giorgio Gaber)


Credo che questione fondamentale, di questi tempi, sia per noi prossimi elettori di prossime elezioni anticipate capire chi vuole il bene comune, cioè il progresso e la crescita del nostro Paese.
Esercizio difficilissimo, perché ormai sia da destra che da sinistra sono bravissimi nella principale attività dei politici nostrani: “l’intortamento”, soprattutto in vista delle elezioni.
Per sgombrare il campo da ogni equivoco, vi dico subito che io concordo con chi dice che bisogna andare subito al voto. Il Paese ha bisogno di un Governo stabile e degno di questo nome, cioè che governi, prenda decisioni e stabilisca una rotta precisa.
Il punto critico di questa posizione è che la legge elettorale è davvero un insulto alla nostra intelligenza, ma soprattutto al principio democratico di rappresentanza.
Non modificarla significa non tenere in nessun conto i principi basilari della democrazia.
Lo diceva ieri sera Luca Cordero di Montezemolo, Presidente uscente di Confindustria, all’assemblea degli industriali di Pordenone.
Diceva anche che questo Paese per crescere ha bisogno:
a) di un veloce ricambio della classe dirigente;
b) di una politica energetica autonoma dalle multinazionali del petrolio;
c) di investimenti nella ricerca scientifica e nella innovazione tecnologica;
d) di svecchiare le Università, razionalizzando le sedi e i corsi di studio, facendo accorrere i cervelli buoni;
e) di privilegiare il merito a scuola, al lavoro, nella vita di tutti i giorni;
f) di redistribuzione dei redditi e di politica salariale legata ai risultati conseguiti nel lavoro.
g) di regole e senso civico;
Sono d’accordo su tutto e credo che noi elettori, a prescindere dalle posizioni preconcette e contrapposte (destra/sinistra) che ormai sono assolutamente insignificanti, dovremmo puntare su chi ci offrirà questi obiettivi, semplici e normali in altri paesi, quanto ormai desueti, dimenticati ed ostici in questa nostra Italia.
P.S. Non credo che, almeno per il momento, nessuno dei politici in campo ci offrirà mai questo programma a cominciare dal punto a)!

domenica 27 gennaio 2008

La Libertà non ha prezzo. 3 Capitolo, il diario di Ernesto.


14 settembre 1943.
Scrivo rinchiuso nella tradotta, che altro non è che un vagone merci piombato.
Siamo almeno un centinaio, se non di più, e credo ci siano almeno una quindicina di vagoni pieni di commilitoni, su questo treno. I tedeschi ci hanno preso a tradimento, questo è sicuro. Se avessimo avuto il tempo di capire, se qualcuno ci avesse parlato chiaro, se i nostri comandanti non fossero scappati prima, forse avremmo potuto reagire in qualche modo. Non era questo quello che ci aspettavamo da loro. Il discorso di Badoglio io non l'ho ascoltato, ma mi hanno detto che, dopo aver annunziato che era stato firmato un armistizio con gli alleati anglo-americani, ha anche detto che le forze italiane avrebbero dovuto reagire agli eventuali attacchi da "qualsiasi provenienza".
Ma di cosa stava parlando? La verità è che ci hanno lasciato allo sbaraglio dei tedeschi, i quali erano già preparati, avevano già deciso cosa fare.
Infatti, sono venuti al caposaldo di Fiume mentre io non c'ero ed hanno catturato tutti i miei soldati. Io ero andato a cena da amici civili italiani e quando sono ritornato non ho trovato nessuno. In quel momento ho realizzato cosa era successo.
da due giorni vedevamo alcune staffette tedesche che arrivavano vicino al cancello del caposaldo e poi tornavano indietro con i loro sidecar. Stavano valutando la consistenza della nostra forza.
Avrei potuto anche far finta di nulla e sparire, tornare a casa, dismettere la divisa che avevo tanto agognato assieme a Sergio. Invece, andai a chiedere spiegazioni al collega ufficiale tedesco presso il loro campo e dissi che volevo seguire i miei soldati dovunque fossero. L'onore premeva, quel senso dell'onore che era stato inculcato a me e a Sergio in tanti anni di scuola e di racconti familiari. Sergio, chissà dov'era in quel momento? Ci eravamo lasciati con poche parole ed avevamo scarse notizie l'uno dell'altro in quei mesi che erano trascorsi, quasi nella routine di una guerra strana, almeno sul fronte jugoslavo. Qualche scaramuccia con i partigiani di Tito e niente di più, mentre i tedeschi che erano arrivati da poco ci accusavano di essere poco incisivi. La verità è che noi volevamo solo proteggere i nostri confini, non volevamo conquistare nulla e nessuno. Solo una volta avevo visto la morte in faccia, quando i tedeschi avevano appeso a testa in giù tre "banditen", così li chiamavano loro, sulla piazza del paese e la cosa non mi era piaciuta per niente.
Eravamo chiusi nel vagone da più di due giorni senza mangiare e con pochissima acqua. L'ultima acqua che avevamo potuto prendere alla stazione di Verona, quando ci avevano scendere dal treno, sorvegliati a vista. C'era una fontanella sul marciapiedi della stazione e molte donne venivano lì per aiutarci in qualche modo. Chissà forse speravano di vedere i loro figli partiti anche loro come noi per la guerra. Cercavano di prendere i nostri bigliettini che lasciavamo cadere senza farcene accorgere dalle SS, per poi recapitarli alle nostre famiglie. Qualcuno era anche riuscito a fuggire nascosto dietro le loro vesti.
Alla stazione di Verona che ho assistito ad un episodio terribile che poi mi rimase in testa per tutta la vita. Un soldato, non ne conoscevo il nome perchè non era dei miei, si era soffermato a bere più degli altri e un "crucco" -ormai li chiamavamo così- lo aveva apostrofato in tedesco: "schnell, schnell, schweinhund!!" spingendolo in là con il suo mitra. Il soldato aveva continuato a bere e il crucco aveva semplicemente lasciato partire una scarica di colpi, uccidendolo.
Siamo rimasti senza parole, non osavamo fare nulla.
SCredo che in quel momento abbiamo sentito tutto il peso della nostra vergogna, di colpo è stato come se mi fossero passati dieci anni di vita. Mi sono sentito vecchio, impotente e vigliacco.
Siamo saliti sul treno in silenzio e per tutto il giorno eravamo come annichiliti. Saremmo mai più tornati da quel viaggio?
Ora siamo qui, in mezzo ai nostri escrementi, ad aspettare l'arrivo. Si arriverà da qualche parte prima o poi.
18 settembre 1943. Ci siamo, ci hanno fatto scendere ed ora siamo rinchiusi in un campo che si chiama Stalag XB/350. Siamo riusciti a sapere che si trova a Sandbostel-Bremervorde, nel nord della Germania e, sempre da quelli che sono già internati, abbiamo saputo che si tratta solo di un campo di transito. La voce che corre è che ci porteranno in Polonia. Inoltre, il comandante del campo ci ha comunicato con l'ausilio di un interprete, che non siamo considerati prigionieri di guerra, in quanto traditori, ma solo internati militari, IMI (Italienisch Militar-Internierten) senza protezione della CICR (la Croce Rossa Internazionale)e senza ogni garanzia giuridica della convenzione di Ginevra, dunque eravamo avvisati, chiunque avrebbe tentato di fuggire sarebbe stato passato per le armi senza pietà.
Per tutti coloro che invece avessero dichiarato la loro volontà di tornare a combattere gli alleati sotto la bandiera della Repubblica sociale e l'invito era rivolto soprattutto a noi ufficiali, ci sarebbe stato un trattamento di favore.
Sarebbero stati immediatamente rifocillati, rivestiti e rispediti su un treno militare in Italia.
Eravamo schierati sul cortile del campo e ci guardavamo negli occhi l'un l'altro e fu come un lampo: il NOOO!!! riecheggiò per delle ore nel campo, nessuno disse di si alla RSI. Avevamo in pochi minuti preso la decisione della vita, dopo anni di fascismo e di condizionamenti psicologici più o meno inconsci, anche quelli di noi più fanatici avevano realizzato e capito in pochi giorni dove stava la verità.
Non potevamo tornare con i fascisti dopo quello che avevamo visto, sentito e vissuto in quei giorni.