martedì 19 agosto 2014

Riforme, economia, democrazia, governo, giustizia sociale

Noi viviamo in un'epoca eccezionale. Un momento storico che sara' portato ad esempio per la stupidita' umana che stiamo dimostrando noi tutti, genere umano, sempre che si riesca a far rinsavire le classi dirigenti, non solo del nostro Paese, ma di tutto il mondo.
Le parole che ho messo nel titolo di questo post sono solo alcune delle parole che contano in questa temperie e, quindi, dei concetti-chiave di questo periodo della storia dell'umanità.
Siamo di fronte ad un bivio: da una parte l' idea che il liberismo senza regole e confini possa risolvere i problemi dell'umanità e del mondo, anche sacrificando i diritti umani e i principi di uguaglianza, di equità sociale e di solidarietà che io ritengo fondamentali, direi anzi basilari ed insiti nella stessa idea di convivenza civile tra esseri umani, dall'altra parte, invece, l'uomo e la salvaguardia di questi diritti e principi.
Non credo che si possa tergiversare o raccontare storielle. Basta con le chiacchiere. Ormai si tratta di scegliere una posizione netta, dove stare.... da una o dall'altra parte. Sapendo che da una parte si lotta per l'uomo, per tutti gli uomini di questa terra, per i loro diritti inviolabili e per la pace nel mondo, dall'altra si difendono interessi di pochi eletti, del capitale e del potere finanziario di pochi privilegiati.
Marx e il suo Capitale sono più che attuali che mai!
Ieri Draghi ha detto che gli stati devono cedere sovranità all'Europa sulle riforme strutturali, perché altrimenti gli Stati europei da soli non riusciranno a superare la crisi economica..
Ma quali sarebbero queste riforme strutturali? Quelle che auspicava anche la banca d'affari J.P. Morgan per abbassare il livello di democrazia e di partecipazione al governo della cosa pubblica?
Il re è nudo. E' evidente che si tratta di questo. Purtroppo la Germania, ancora una volta presa dal suo ruolo di capoclasse e di "migliore" non se ne rende conto, ma anche i tedeschi pagheranno cara la presa di posizione dei loro governanti.
Quanto a Renzi e compagni (compagni.... si fa per dire, naturalmente), saranno presto archiviati, anzi rottamati loro stessi dagli eventi che si succederanno nei prossimi mesi.
Noi ci schieriamo con gli esseri umani, quelli che mettono al primo posto le persone, l'uguaglianza, la solidarietà e non l'interesse egoistico e il Capitale.

mercoledì 6 agosto 2014

NCD. Di nuovo non c'è nulla, siete la solita destra.

Dopo l'annuncio della recessione conclamata, anche per il secondo trimestre l'indice del PIL è negativo, Alfano e Sacconi annunciano nuove idee e nuove proposte per risolvere i problemi economici del Paese.
Siccome siamo nelle mani di premi Nobel per l'economia ed il lavoro, non ci dobbiamo preoccupare.
Infatti, la prima proposta di Alfano è di abolire l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per agevolare le possibilità di assunzione.
Poi la seconda cosa è approvare la delega fiscale per approvare nuove norme fiscali "perché si paga più di commercialista che di tasse."
Infine, accelerare al massimo l'approvazione delle grandi riforme a costo zero, fisco, giustizia e lavoro.
Quanto ai contenuti li vedremo, ma sicuramente non si parlerà di lotta all'evasione, di investimenti pubblici e di inasprire reati contro lo Stato e ripristinare il falso in bilancio o eliminare la prescrizione e velocizzare i processi.
La cosa più bella però che questi scienziati non hanno nessuna paura degli arditi paradossi che propongono.
Tra l'altro se fossero queste le ricette giuste, in questi anni ne hanno fatto una più di Bertoldo, ma non ne sono sortiti effetti positivi. Niente da fare, loro imperterriti proseguiranno nelle ardite supercazzole.
Usque tandem?


Delega fiscale
E poi bisogna accelerare sulla delega fiscale "per eliminare il grande paradosso italiano che si paga più di commercialista che di tasse e agevolare quindi i piccoli imprenditori".  - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Alfano-le-misure-economiche-che-Ncd-proporra-a-settembre-bf1344de-8bfe-4aff-9685-8b56dc4cdb95.html#sthash.Alee2gJ8.dpuf

100 lavoratori irregolari a Palazzo Chigi

Sono cinque mesi che a Palazzo Chigi lavorano e collaborano con il Governo un centinaio di persone senza contratto e senza stipendio. E' il cosiddetto "Staff" del Presidente del Consiglio che egli sceglie tra persone che gia' lavorano con la pubblica amministrazione oppure ne siano completamente estranee. Secondo la legge la ratifica della loro assegnazione alla Presidenza del CDM andava fatta entro 30 giorni, pena la nullita'.
Ne sono passati 160 di giorni e non si vede nessuna ratifica.
Ci chiediamo: e' questo il nuovo corso? la svolta? si e' cambiato verso?
Ma che tipo di Italia vuole il Presidente? Un Paese dove nessuno rispetti le regole a cominciare dal capo del governo?
Altro che lotta all'evasione, al lavoro nero ed altre amenita' simili.
Nel frattempo i lavoratori che sono sconosciuti al sistema informatico del personale di Palazzo Chigi e quindi non possono avere il badge di entrata, si fanno il pass per gli ospiti...
(dall'articolo "Palazzo Chigi. Ecco la carica dei 100 abusivi" di Tommaso Rodano pubblicato a pag. 6 de Il Fatto Quotidiano del 3 agosto 2014).

sabato 2 agosto 2014

Diritto di critica? Dove sei?

In Italia non è più possibile criticare il Governo, Se lo fai sei un disfattista e un grillino (termine ormai altamente dispregiativo).
Quindi esprimere un'opinione contraria al Governo (non lo chiamerò regime per non essere distrutto dai commenti), diventa molto pericoloso, sopratutto per alcune categorie di persone.
Cominciamo dai dirigenti del pubblico impiego, i loro incarichi discendono direttamente dagli organi politici a cascata. Il direttore generale nomina il dirigente di prima fascia e di seconda ed è nominato a sua volta dalla politica.
Quindi se fossi un dirigente pubblico dovrei stare ben attento a non esprimere opinioni discordanti o peggio fortemente critico dell'operato della politica.
Ma se fossi un pensionato o un dirigente privato o un dipendente privato o un commerciante o un artigiano, una partita IVA, sarebbe la stessa cosa perché ormai il Governo è vero che ha bisogno del consenso, ma il consenso si può anche coartare minacciando provvedimenti contrari o promettendone di favorevoli alle varie categorie.
Insomma, il diritto al dissenso, riconosciuto dalla Costituzione è fortemente limitato, basta guardare su facebook e sui vari social network i commenti degli ortodossi contro chi si permette di dissentire..
Ci aspetta un bel periodo, rimpiangeremo anche il berlusconismo?

venerdì 1 agosto 2014

La liberta', sempre la liberta'....

A distanza di piu' di un anno non potevo non ritornare sull'argomento libertà che e' il tema principale di questo blog, nato proprio dalla sensazione di soffocamento che in alcuni momenti della vita ti prende e dalla voglia di gridare al mondo quanto sia importante essere e sentirsi liberi. In questi giorni si discute al Senato la riforma costituzionale voluta da Renzi e, diciamolo, da Berlusconi con il famigerato, quanto misterioso "patto del Nazareno". Senza entrare nel merito delle riforme, che io ritengo comunque liberticide e fortemente limitatrici della rappresentanza popolare e, quindi, della sovranità popolare, vorrei far notare che questo Parlamento non avrebbe davvero nessun titolo a modificare di una virgola la nostra Costituzione. Primo perché i parlamentari oggi in servizio sono stati eletti (rectius: nominati) con una legge dichiarata incostituzionale, tant'e' che, subito dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ci si chiedeva se non si dovesse sciogliere le Camere e tornare a nuove legittime elezioni. Secondo perché, in ogni caso, non hanno hricevuto nessun mandato in tal senso dagli elettori. Peraltro le liste nelle quali sono stati eletti, o i partiti che li hanno fatti eleggere, non avevano esplicitato durante la campagna elettorale i loro intenti riformatori e, quindi, durante la campagna elettorale non c'è stato nessun dibattito con (e tra) i cittadini, che, lo voglio ricordare nuovamente, sono i sovrani di questo Paese ancora, forse per poco, democratico! Insomma, una forzatura drammatica ed importante per le sorti della democrazia in questo Paese. E' una coincidenza che il merito delle riforme (forte diminuizione del potere del Parlamento e repubblica presidenziale con eccessivo rafforzamento del potere dell'Esecutivo) sia molto aderente al piano di rinascita democratica che Licio Gelli e la P2avevano elaborato alla fine degli anni'70? E' una coincidenza che la banca d'affari J.P. Morgan abbia redatto un documento segreto che prevede la modifica delle Costituzioni democratiche di alcuni paesi della UE, poiché riconoscono diritti sociali ed individuali incompatibili con il liberismo economico, grazie al quale le stesse banche internazionali fanno affari d'oro? Ai posteri l'ardua sentenza, come si dice, pero' io credo che non si possa restare indifferenti ed inerti mentre la libertà, la giustizia, l'equita' sociale vengono massacrate da Renzi e c. Ho firmato la petizione del Fatto quotidiano su change.org e spero che ogni giorno qualche concittadino in piu' apra gli occhi. P.s. La libertà non ha prezzo riprende le pubblicazioni. La resistenza continua.

martedì 16 luglio 2013

La libertà non ha prezzo (ed anche la giustizia)!

Essere liberi, non significa poter fare tutto quello che si vuole, senza tener conto dei diritti degli altri. Significa, invece, vivere nella consapevolezza che per essere rispettati, bisogna rispettare. Rispettare le leggi dello Stato in cui si vive, perché l'ordinamento giuridico in uno stato di diritto è posto a garanzia di tutti i cittadini che sono eguali davanti alla legge. In questo Paese avevamo un buon ordinamento giuridico, con un impianto storico solido che ha resistito in gran parte anche all'impatto di una giovane, innovativa e bella Costituzione democratica, nata dall'impeto della Resistenza e direttamente collegata alla dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948. Dopo mani pulite, la politica si è vendicata sulla legge. Ha voluto imporre il primato della politica, quella sporca, con la p molto minuscola, quella che si occupa solo dei diritti individuali e personali di chi è al potere. Abbiamo fatto una brutta fine e i fatti di questi giorni ne sono il culmine. Dopo aver asservito alla politica tutta la classe dirigente della pubblica amministrazione italiana non possiamo più meravigliarci di nulla, ancora non abbiamo visto il peggio che potrebbe accadere e Alfano, Calderoli, Letta ecc. sono solo gli attori della compagnia di giro che recita su un canovaccio già scritto in vent'anni di berlusconismo. Dobbiamo sperare in una buriana che porti via tutto oppure gli italiani rinsaviranno in qualche modo?

lunedì 27 maggio 2013

Fiscal Compact e MES, trattati europei dell'austerità economica. L'euro è salvo, ma l'Europa morirà.

Sembrano due parole complicatissime e invece nella loro drammaticità sono anche semplici da spiegare. Fiscal Compact e MES stano diventando, pur con larghissimo ritardo, argomenti importanti nel dibattito politico anche in Italia. I due strumenti sono stati ratificati dal nostro Parlamento nel luglio 2012 con il voto unanime delle forze politiche che appoggiavano l’allora Governo Monti (che poi sono le stesse che appoggiano ora il Governo Letta). Il Fiscal Compact o “Patto di Bilancio Europeo” è un trattato europeo approvato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 paesi dell’Unione Europea (non hanno accettato l’accordo Regno Unito e Repubblica Ceca) ed entrato in vigore il primo gennaio 2013. Il trattato si fonda su alcune regole, definite “regole d’oro”. Due di queste regole sono particolarmente stringenti e costituiscono, di fatto, l’ossatura fondamentale del trattato. Prima regola) Abbattimento del debito: il rapporto tra deficit (debito pubblico) e PIL di ogni Stato membro deve essere portato a livelli sostenibili. Si ritiene che il rapporto deficit/PIL debba essere pari al 60% o meno. Gli stati membri si impegnano a raggiungere questo obiettivo in venti anni, riducendo dunque di un 5% annuo il proprio indebitamento. Il periodo di attuazione è dunque lungo, ma per un paese come l’Italia questo significa comunque un impegno particolarmente oneroso. Attualmente infatti il rapporto deficit/PIL dell’Italia è al 127%, uno dei più alti d’Europa. Le manovre di austerità dell’ultimo periodo hanno inoltre ulteriormente aggravato la situazione a causa del crollo del PIL che ne è conseguito, che ha allargato il vuoto da colmare. Per l’Italia dunque si tratterebbe di trovare qualcosa come 40-50 miliardi di euro l’anno per i prossimi venti anni a patto, s’intende, che non vengano contratti ulteriori debiti. Lo stesso ministro uscente Vittorio Grilli ha recentemente dichiarato come, in virtù del recente decreto sul pagamento dei debito contratti da privati e imprese con la pubblica amministrazione (40 miliardi in due anni) il rapporto deficit/PIL salirà al 130%. La coperta insomma è cortissima. Seconda regola) Pareggio di bilancio: a complicare ulteriormente la situazione sarà in vincolo richiesto dall’articolo 3 del Trattato di inserire nella Costituzione di ogni Stato membro l’impegno a mantenere il pareggio di bilancio. A parole sembrerebbe un fatto positivo e virtuoso, ma gli effetti concreti potrebbero essere molto negativi. Pareggio di bilancio, ovvero parità tra entrate e uscite di uno Stato, significa che ad ogni investimento fatto (per costruire scuole, ospedali, strade, ferrovie ecc…) deve corrispondere almeno un pari importo in entrata (tasse). L’Italia ha già provveduto, con la Legge Costituzionale n.1 del 20 aprile 2012 che ha modificato gli articoli 81, 117 e 119 della Costituzione, a ratificare anche questa parte fondamentale del Trattato. La Legge è stata approvata con il voto favorevole di PDL, PD e UDC e il voto contrario di IDV e Lega Nord. Pesanti critiche a tale scelta sono giunte da molti importanti economisti internazionali, in particolare dai neokeynesiani. Il premio Nobel per l’Economia 2008 Paul Krugman, in particolare, ha affermato che inserire in Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio potrebbe portare alla vera e propria dissoluzione dello stato sociale. In tale contesto, se non verranno ridiscussi i termini dei trattati europei, ha senso parlare di crescita economica e rilancio economico dei paesi dell’Unione Europea? Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità: con queste sigla viene identificato il Meccanismo Europeo di Stabilità. Chiamato anche Fondo Salva Stati (e dai critici Fondo Salva Banche). Nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona Euro. In base alle modifiche approvate nel 2011 al Trattato di Lisbona, il MES è diventato una vera e propria organizzazione, sul modello del Fondo Monetario Internazionale (FMI), dotato di un Consiglio dei Governatori, formato dai ministri delle Finanze dei paesi membri, di un “consiglio di amministrazione”e di un Direttore Generale. Il Commissario Europeo agli affari economici (il finlandese Olli Rehn) e il Presidente della Banca Centrale Europea (Mario Draghi) sono membri osservatori. Il MES ha il potere di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi membri. Il MES emette strumenti finanziari e titoli, può inoltre acquistare Titoli di Stato (come i nostri BTP) dei Pesi dell’Eurozona. Ogni Stato membro lo deve finanziare con una quota da pagare in 5 anni. L'Italia è il terzo Paese in graduatoria dopo Germania e Francia che devono pagare rispettivamente circa 190 e 142 miliardi di euro in cinque anni, l'Italia ne dovrà pagare 125 di miliardi di euro. Ecco dunque gli impegni europei dell’Italia nei prossimi anni: versare contributi al MES (125 miliardi in 5 anni), ripagare il debito (40-50 miliardi l’anno) e al tempo stesso mantenere il pareggio di bilancio, oltre a rispettare anche altri parametri. Dove troverà l’Italia tali risorse economiche? Alcuni articoli del Trattato che istituisce il MES rendono tale strumento, secondo molti osservatori, inquietante. In particolare l’Art. 9: Il consiglio dei governatori può richiedere il versamento in qualsiasi momento del capitale autorizzato non versato. […] I membri del MES si impegnano incondizionatamente e irrevocabilmente a versare il capitale richiesto dal direttore generale ai sensi del presente paragrafo entro sette giorni dal ricevimento della richiesta; In caso di mancato pagamento lo Stato membro perderebbe il diritto di voto negli organismi decisionali del MES, cedendo di fatto ulteriore sovranità al MES. Il Parlamento Italiano ha approvato l’adesione al MES con le seguenti votazioni: 12 Luglio 2012, approvazione del Senato della Repubblica con 191 SI, 15 astenuti, 21 NO; 19 Luglio 2012, approvazione della Camera dei Deputati con 325 SI (168 PD, 83 PDL, 30 UDC, 14 FLI, 11 Responsabili, 19 Gruppo Misto), 36 astenuti (20 PDL, 13 IDV, 3 Gruppo Misto) e 53 NO (51 Lega Nord, 2 PDL); 23 Luglio 2012, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma la Legge.